Iperico

Iperico


Seconda parte

Nella prima parte del post sul Solstizio d’Estate abbiamo citato tra le erbe più importanti di San Giovanni, l’Iperico e l’Artemisia. L’Iperico – Hypericum Perforatum – appartiene alla famiglia delle Guttifere ed è noto come erba di San Giovanni o “cacciadiavoli”, è tra le più note erbe solstiziali, e quindi legato al simbolismo solare. Secondo Dioscoride il suo nome significa “al di sopra”, nel senso che lo si riteneva in grado di cacciare gli spiriti maligni, le apparizioni del mondo infero. Il suo periodo balsamico è infatti coincidente con quello di maggiore insolazione, quasi che nei fiori gialli, il cui succo macchia di rosso come il sangue – popolarmente noto come: olio del cuore di Gesù – scorra l’energia della luce solare alla sua massima intensità. Il depresso è proprio la persona cui viene meno la “solarità”, e non si tratta solo di un’espressione simbolica, c’è infatti un legame ben preciso tra la depressione e la mancanza di luce. I piccoli forellini che si osservano sulle foglie in controluce sono simili a perforazioni e sono in analogia alle ferite dell’anima. L’Iperico è anche utilizzato contro le ustioni. Il rimedio fitoterapico è indicato a chi ha paura del buio, di aggressioni psichiche, soffre di insonnia o ha sogni agitati, è ipersensibile alla luce e ai colori.
La festa di San Giovanni Battista, diffusa in tutta Europa, ben documentata nei manoscritti rinascimentali, conserva tutta una ritualità pagana molto importate legata al culto del Sole e della Luna. Essa, si pone in antitesi al Natale che cade nel Solstizio d’Inverno.
Questa ricorrenza, richiamava, con il ricorso dell’Acqua e del Fuoco, tutta una serie di riti propiziatori tesi ad inaugurare un nuovo anno agrario. Nella coscienza popolare si era consolidata da tempo immemorabile, la convinzione che in questa notte, si venisse a creare un momento astrale unico, una sorta di contatto fra il Sole e la Luna che andava a riversare energie benefiche su tutto il creato.
La notte del Solstizio d’Estate, è la più corta dell’anno. Nella notte regna l’umidità, le acque si alzano e si vivificano, da questo deriva l’usanza del bagno di S. Giovanni.
Il Solstizio d’Estate era una delle ricorrenze più importanti ed attese dell’anno. Al centro della festa erano i riti dell’Acqua e del Fuoco con la funzione di eliminare le influenze nefaste che potevano minacciare la vita degli uomini, dei campi, della natura.
Non sono prive le cose particolari di virtù, et grandissime, ma nelle operazioni hanno gran potere e maggiori che non gliele porge la sua spezie per il stato delle stelle e per occulta proprietà. Ogni particolare che nasce sotto il stato dell’ascendente del cielo sopra l’orizzonte, che gli astrologi chiamano Horoscopus e sotto l’influsso del cielo, ne piglia una convenevole proprietà e meravigliosa nell’operare et una efficacia grandissima… Sono queste le considerazioni di Giovanni Battista Della Porta che scrive nel 1562 l’opera De i miracoli et meravigliosi effetti della natura prodotti.
Il culto delle forze naturali con i suoi riti e credenze, patrimonio culturale fortemente radicato nella mentalità popolare, subisce a partire dal 500 un drammatico attacco. Tradizioni divenute parte integrante del tessuto connettivo della quotidianità, vengono improvvisamente deprecate e giudicate come frutto di stregoneria e quindi processate.
Il rito del bagno purificatore fu condannato categoricamente. Si usava tuffarsi, a scopo curativo, nudi nell’acqua, durante la notte del Solstizio, per purificarsi dai mali e dai peccati attraverso il rito del battesimo degli uomini, degli animali e delle piante. Nella stessa notte si raccoglieva anche la rugiada di S. Giovanni, considerata un rimedio popolare capace di difendere la persona dalla corruzione. La rugiada della notte di S. Giovanni è utilizzata ancora oggi per fare i preparati Spagyrici, le erbe della tradizione dotate di un alto potenziale di autoguarigione, la Spagyria Vegetale infatti elabora le famose e preziose Quintessenze.

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