Mercurio, il dio greco Hermes

Mercurio, il dio greco Hermes

L’astro più veloce e leggero del sistema solare occupa un ruolo preminente nella mitologia greco-romana ma era già noto nella cultura assiro-babilonese, anche se le notizie sono più scarse e meno attendibili le fonti. Quello che è l’Ermes-Mercurio della mitologia greca corrisponde all’Egiziano Anubi e a Toth. Nella nostra area culturale Mercurio ha un valore riferibile all’alchimia, l’astrologia e la chimica di derivazione greco-romana.
Il geroglifo di Mercurio è costituito da un cerchio (come già il Sole, Marte e Venere) sormontato da una mezzaluna posata orizzontalmente sulla parte superiore, mentre nella parte inferiore è attaccata una croce capovolta. Praticamente il grafico risulta dalla fusione di Venere col Toro.
Alcune fonti più lontane nel tempo rappresentano Mercurio con il simbolo di un’aquila anziché della mezzaluna percui si aveva questo ideaogramma: “a”. Molto complessa la lettura simbolica del geroglifo.
Sicuramente lo Spirito (rappresentato dalla Croce) si unisce alla Terra, cioè la materia (rappresentata dal cerchio) attraverso il segno composito del Toro “b”; oppure vediamo la rappresentazione della realtà sacrificale umana – il cerchio e la croce – che si divinizza nel principio lunare o nell’aquila. Questa idea di una comunicazione tra Terra e Cielo fa di Mercurio un tramite fra l’umano e il divino, fra immanenza e trascendenza. L’energia Mercuriale è alla base della trasformazione alchemica della materia secondo il principio di trasmissione e trasmutazione. Il movimento energetico mercuriale è verso le quattro punte cardinali ed è forse per questo principio esoterico che la statua di Ermes-Mercurio, in Grecia, veniva posta ai crocevia con l’epiteto di “tetrakephalos”, cioè quattro teste per vigilare sugli spiriti cattivi provenienti dalle quattro direzioni.
La mitologia greca ci fa conoscere Ermes come figlio di Giove e Maia e con ciò ci rifacciamo alle fonti omeriche (Inno a Ermes) e alla elaborazione di Kerényi.
Non è chiara l’origine di Maia, come dea. E’ certo riferita alla notte ed essa abitava in una grotta del monte Cillene in Arcadia.
Forse era una delle Pleiadi, le sette stelle che componevano la costellazione delle sette fanciulle divine rapite in cielo.
Zeus amò Maia nel segreto della notte mentre ignara, Era dormiva. Nessun dio e nessun uomo conobbe il fatto se non dopo dieci mesi, quando Maia dette alla luce un prodigioso fanciullo che non rimase molto tempo nella culla. Egli si alzò subito al mattino, come dice Omero, e a mezzogiorno vagava nei boschi dove costruì una Lira col guscio di una tartaruga traendo dolci note e alla sera rubò i bovi del divino Apollo. Questo è Ermes-Mercurio: un fanciullo versatile, abile nell’inganno, lesto di mano, ladro di bovi, signore dei sogni, spione notturno, origliante alle porte.
Il mito riportato da Omero ci descrive un Mercurio puer divino che è anche Briccone divino. Il fanciullo prodigo è sacro: il suo primo gesto è quello di uccidere i bovi, rubati con astuzia, dividendo le carni in dodici parti, giusto quanti sono gli dèi olimpici.
L’altro prodigio è la creazione della Lira e la pacificazione con Apollo infondendo in lui letizia col “dodicesimo canto”. Offrì ad Apollo la Lira in cambio della Verga di pastore che produceva ricchezza e altri poteri divini, tra i quali il vaticinio delle api-sorelle del Parnaso, la sovranità sugli animali e la carica di messaggero degli dèi presso Ade, agli inferi. Per questo è chiamato Psicopompo, cioè guida delle anime.

Roberto Sicuteri
Astrologia e Mito, Simboli e miti dello Zodiaco nella Psicologia del Profondo