SIBILLE

COSA SONO LE SIBILLE DELLA FORTUNA
Siete tutti pronti a fare un viaggio dentro l'anima? Non costa niente e il divertimento è garantito! Ma possiamo apprendere qualcosa di importante del mondo in cui viviamo, possiamo calarci nei meandri più remoti della mente e capire qualcosa in più anche di noi stessi e perchè no, anche di chi ci sta vicino.
Le Sibille ci propongono tutto questo, una fantastica avventura con le carte della nostra vita! Andiamo a conoscere il Mazzo delle Sibille e il linguaggio utilizzato per esprimere pensieri ed emozioni. Le fondamenta su cui è basata questa antica arte sono da ricercarsi nelle origini storiche dei simboli mantici.
I quattro semi delle Sibille sono direttamente collegati ai quattro elementi cosmici Fuoco, Terra, Aria e Acqua, ovvero le energie primordiali alla base dell'universo. L'elemento Fuoco archetipicamente è legato alla comprensione, all'energia, alla spiritualità. L'elemento Aria alla logica e al pensiero.
L'elemento Terra rappresenta la fisicità, il sostegno materiale alla vita e l'elemento Acqua può essere assimilato al mondo emotivo, subconscio, lunare, quello dei sentimenti. Le carte possono essere paragonate alle foglie su cui la Sibilla Cumana incideva i suoi Arcani responsi mentre il vento se li portava via.
Il movimento del vento disperde le foglie nell'aria e ci ricorda il rimescolamento delle carte nell'atto di concentrare il responso che con la stessa velocità viene reso al sottile respiro del cosmo. Nell'antichità il vento rendeva il messaggio incomprensibile quasi fosse inaccessibile ai comuni mortali.

IL LINGUAGGIO DELLE SIBILLE DELLA FORTUNA
Il Mazzo delle Sibille è composto da 52 Carte e su ciascuna di esse, oltre ai numeri e ai semi appaiono immagini simboliche che raccontano una piccola storia. Sono ripartite secondo la tradizione nei quattro semi delle carte tradizionali: Cuori, Fiori, Quadri, Picche. Il linguaggio è basato sull'immagine.
Quindi parliamo di 13 carte per ciascun seme. Come collegare i semi agli elementi? Il seme di Fiori è assimilato all'elemento Fuoco, possiede in se una forte energia portata all'azione, all'impulsività e può rappresentare lo spirito d'iniziativa ed esagerato orgoglio. Questo seme in generale indica: soddisfazioni, onori, riuscita.
Il seme di Quadri è collegato invece all'elemento Terra e indica grande laboriosità, fermezza, concretezza, capacità manuale, ma anche ostinazione. Di conseguenza questo seme si riferisce in modo particolare alle questioni materiali, al lavoro, all'economia. Proseguiamo con la spiegazione degli altri semi.
Il seme di Picche è collegato all'elemento Aria, si riferisce a spiccate qualità intellettuali, pensieri elevati, idealismo, ma anche volubilità e scarso impegno. Questo seme cui da sempre è correlata un'interpretazione infausta, in realtà ci indica la necessità di lottare facendo leva sulla propria intelligenza.
Il seme di Cuori è collegato all'elemento Acqua, uno dei più profondi, mobili, ricordiamo che l'Acqua si accumula col suo peso sotto la Terra. Questo elemento regala ai protetti un'elevata potenzialità emotiva, grande sensibilità e la tendenza alla fantasia. Tale seme è pertanto legato al campo dell'affettività e delle emozioni.
La Sibilla è una figura della tradizione che è esistita storicamente, è presente nella mitologia greca e in quella romana. Le Sibille erano vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio, solitamente Apollo ed erano in grado di fare predizioni e fornire responsi in forma ambivalente e misteriosa.
Tra le Sibille più conosciute figurano la Sibilla Eritrea, la Sibilla Cumana e la Sibilla Delfica da cui derivano i relativi gruppi delle Sibille Ioniche, Italiche e Orientali. Citiamo uno dei pi? famosi responsi di una Sibilla latina "Ibis redibis numquam peribis in bello". E' il responso dato dalla Sibilla a un soldato romano.
"Peribis" è anche inteso con il termine latino "non morieris". Il soldato si rivolse alla Sibilla per consultare l'oracolo sull'esito della sua missione. La frase come accade per tutti i responsi oracolari è volutamente ambigua da qui la terminologia "sibillina", e offre una duplice interpretazione.
Il significato varia a seconda della punteggiatura che decidiamo di utilizzare. Se infatti si pone una virgola prima di "non" il significato del responso è "Andrai, ritornerai e non morirai in guerra" quindi esso annuncia un esito positivo della missione. Ecco la frase di questo caso: "Ibis redibis, ..... , non morieris in bello".
Se invece la virgola viene spostata dopo la negazione: "Ibis redibis.... non, morieris in bello", il senso risulta contrario al precedente: "Andrai, non ritornerai e morirai in guerra". Il linguaggio moderno applica l'espressione "essere un ibis redibis" ai documenti ufficiali, ai decreti, alle leggi che risultino oscuri, cavillosi, ambigui e fuorvianti!

COMUNICARE CON LE SIBILLE
Il significato preciso della parola Sibilla sembra sia ancora oscuro ai giorni nostri, potrebbe significare la "Vergine Nera", cioè la vergine che opera in luogo oscuro, come l'antro in cui la tradizione la pone nei momenti in cui pronuncia i suoi vaticini. La Sibilla totalmente presa dal sè superiore, è una creatura talvolta angosciata.
Gli studiosi più famosi del linguaggio delle Sibille sono Klausen e Bouchè. Secondo Klausen, il personaggio della Sibilla nasce dall'incontro di Dionisio e Apollo al quale presta la voce per la predizione. Il Bouchè fa discendere il mito della Sibilla da Cassandra e Manto. Il culto della Sibilla presta la voce ad Apollo mentre si trova in un Tempio in preda alla sofferenza.
La sofferenza è dovuta alla trasmissione energetica che permette il passaggio dall'alto delle segrete informazioni. Questo coinvolgimento crea difficoltà, per aiutarsi l'essere celestiale impiega foglie di Lauro, acqua di una fonte speciale, pone sul proprio capo una corona di alloro a rappresentare un rito propiziatorio. Mentre per la Sibilla non è proprio così.
La Sibilla ha solo del disagio fisico, e in comune l'antro in cui proferisce i suoi vaticini. Nelle diverse tradizioni particolarmente importante è il mito della Sibilla Cumana, esso si sviluppò in un territorio che fu favorito molto anticamente da feconde correnti di civilizzazione, questo mito rafforzò moltissimo il culto e la venerazione dei Templi.
Ebbe il privilegio di calmare le genti in tempi difficili della storia di Roma. La notorietà della Sibilla Cumana dunque affonda le sue radici in tempi molto antichi e si perpetua per svariati motivi. Per il mistero che avvolgeva la temibile sede in cui si svolgevano i vaticini, e per la connessione energetica con i luoghi che ispirano i riferimenti omerici sul viaggio di Ulisse.
E' nota anche per i versi virgiliani e per il fatto che sembra avere profondi collegamenti con la storia di Roma. Secondo la leggenda Apollo le aveva promesso di esaudire qualunque suo desiderio in cambio del suo amore e lei in tutta risposta gli chiese di poter vivere tanti anni quanti erano i granelli di sabbia che la sua mano poteva contenere.
Apollo fece molto di più e le offrì l'eterna giovinezza in cambio della sua verginità. In seguito al suo rifiuto la Sibilla Cumana iniziò ad invecchiare fino ad assomigliare a una cicala, e fu appesa in una gabbia all'interno del Tempio di Apollo, a Cuma. In questa situazione la Sibilla desiderava solo la morte, ma questo suo desiderio non fu soddisfatto.
In ogni caso la notevole longevità della Sibilla Cumana fa in modo che la stessa sia raffigurata molto vecchia o per di più immortale. Ovidio la descrive con 300 anni da vivere, ma anche dopo le sopravviverà la voce! Un'altra leggenda narra di un'ulteriore prolungamento della vita concessole da Apollo, a condizione di lasciare la sua patria per stabilirsi a Cuma.
Secondo altre versioni la Sibilla condusse il principe Enea nel mondo sotterraneo alla ricerca di suo padre Anchise; poi apparve sotto le sembianze di una donna anziana a Tarquinio il Superbo, settimo e ultimo re di Roma e gli offrì i suoi nove libri profetici a un prezzo molto caro, ma il re però rifiutò l'offerta.
La Sibilla allora distrusse tre libri e gli offrì i sei libri restanti allo stesso prezzo. Tarquinio rifiutò nuovamente e lei ne distrusse altri tre, alla fine però il re comprò i tre libri rimasti al prezzo che gli aveva chiesto inizialmente per nove e i libri furono depositati nel Tempio di Giove e consultati in caso di emergenza.

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